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Il fenomeno degli Hikikomori nasce negli anni ’80 in Giappone e interessa ragazzi, generalmente di sesso maschile, che, nella fascia di età che va dai 19 ai 27 anni, scelgono di isolarsi nelle loro camere da letto, diventando padroni del proprio tempo e del proprio spazio. Il termine, infatti, significa letteralmente “stare in disparte, isolarsi” ed è composto dalle parole hiku (=tirare) e komoru (=ritirarsi).

L’eremita sociale affronta un percorso graduale, scandito da fasi. La prima fase è caratterizzata dal senso di relax e da una distensione favorita dall’assenza di obblighi; l’hikikomori, finalmente, ha la possibilità di immergersi nel proprio immaginario vivendo un’euforia iniziale. Non rispondono al cellulare, si tagliano fuori da tutto, abbandonano la scuola, il lavoro, le amicizie. Successivamente, subentra un senso di maggiore paura del rientro nel mondo, la stanza è vista come riparo e rassicurazione dalla vergogna di star fuori. Infine, la condizione di ritiro, sempre più sofferta, convive col bisogno di stare con gli altri.

Il rapporto con la famiglia, inoltre, risulta complesso: se da un lato la figura della madre, animata dal bisogno di soddisfare le esigenze del figlio, vive nella continua speranza di rispettare i canoni dello stereotipo della madre giapponese, dall’altro il padre, perlopiù assente nella vita del figlio, mostra la sua delusione rispetto alle sue scelte. Il rapporto con l’eremita diventa perciò una sfida che muta gli equilibri in quanto caratterizzato dal dispiacere dovuto all’abbandono scolastico e dalla vergogna sociale per la situazione.

Le cause che favoriscono la scelta dell’isolamento hanno carattere socio-culturale:

  • Le aspettative della società non coincidono con le possibilità o con i desideri del giovane;

  • il sistema scolastico ha un livello molto alto;

  • scontri con i coetanei che spesso non rendono possibile il confronto e che spesso sfociano nel bullismo;

  • la vergogna narcisista conseguente alle pretese del successo assoluto.

Il fenomeno non va associato alle web addictions in quanto Internet risulta una delle risorse utili al raggiungimento della fine del percorso eremitico. Il web, infatti, è l’unica finestra aperta sul mondo, non è né la malattia, né la causa e, attraverso giochi virtuali e social network, si riproduce un contatto che può essere sempre interrotto, soprattutto se vengono attivate determinate aree emozionali. Il desiderio di vivere un mondo immaginario trova terreno fertile nel bisogno di protezione dall’angoscia dei rifiuti relazionali. L’angoscia, fomentata dalla visione distorta del proprio corpo il quale risulta impresentabile ai propri occhi, viene lenita dal mondo virtuale e immaginario delle serie tv, dei film o dei giochi di ruolo.

Il video che segue è il risultato dell’incontro del 7 novembre quando, in occasione del seminario tenutosi presso l’Università di Bologna, i peer della redazione di Youngle hanno potuto incontrare il dottor Leopoldo Grosso del Gruppo Abele di Torino.

Buona visione.

Hikikomori. Gli eremiti sociali from Area 15 on Vimeo.

 

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