Infezioni sessualmente trasmissibili e cultura della prevenzione

Infezioni sessualmente trasmissibili e cultura della prevenzione

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lunedì, 19 Ottobre 2020
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Quello che vorresti chiedere….Area15 ha preparato una serie di F.A.Q.

Da cosa deriva l’aumento dell’incidenza delle Infezioni Sessualmente Trasmissibili nel mondo?

La maggiore mobilità, la rilevante tendenza ad avere rapporti sessuali con più partner e il mancato utilizzo delle protezioni costituiscono le cause dell’aumento dell’incidenza delle IST nel mondo. Ne deriva che una maggiore possibilità di contagio e una cultura della prevenzione prettamente povera consistano nelle condizioni attraverso le quali, ogni anno, milioni di persone vengono colpite da infezioni sessualmente trasmissibili. Una maggiore possibilità di contagio e una scarsa cultura della prevenzione sono, quindi, fra i fattori che agevolano la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili, che colpiscono ogni anno milioni di persone.

Ci sono persone più a rischio di altre?

Sì, alcune fasce della popolazione come donne, adolescenti e individui con stati di grave deficienza immunitaria risultano essere vulnerabili in modo particolare. Le donne hanno una struttura anatomica dell’apparato genitale più complessa e più favorevole all’insediamento dei patogeni. Gli adolescenti invece hanno dei tessuti genitali ancora immaturi e quindi maggiormente recettivi. Secondo le statistiche dell’OMS, oggi un adolescente su 20 presenta un’infezione batterica acquisita per via sessuale e la fascia d’età dei contagiati diventa sempre più bassa: sono maggiormente esposti al contagio e allo sviluppo di queste patologie i giovani tra i 15 e i 24 anni.

Quali aspetti psicosociali entrano in gioco quando si parla di IST?

Da alcune ricerche è stato evidenziato come molti pregiudizi, stereotipi e false credenze possano essere da ostacolo per i controlli di prevenzione e la ricerca. Possiamo facilmente capire ciò che funge, in questi casi, da barriera, pensando ad esempio alla paura, all’imbarazzo, al desiderio di riservatezza, alla percezione di stigmatizzazione e alla sensazione di invulnerabilità. All’interno di queste dinamiche giocano un ruolo fondamentale anche gli aspetti inerenti la sfera relazionale degli individui, il loro grado di percezione del rischio, il loro bisogno di rassicurazione circa la loro salute e l’eventuale trasmissione dell’infezione ad altri partner.

Quali sono i fattori di rischio che possono impedire l’accesso al test?

Tra i fattori che possono ostacolare l’accesso al test individuiamo una bassa percezione del rischio associata a scarse conoscenze sulle IST e sui servizi offerti dal territorio. Altri fattori che possono fare da deterrente nell’accesso allo screening sono anche lo stigma associato alla patologia, la preoccupazione sulla privacy, disagi individuali e sociali nell’affrontare e approfondire tematiche sessuali, scarsa valutazione dei rischi. Da parte dei servizi ci può invece essere un’inadeguata formazione alla consulenza e la difficoltà ad approfondire e comprendere le abitudini sessuali degli utenti, per cercare di evidenziare il rischio di un eventuale contagio.

Quali strategie adottare per combattere la disinformazione?

Contro la disinformazione e le false credenze, le campagne di comunicazione dovrebbero assolutamente essere volte alla sensibilizzazione della popolazione sul tema IST, fornendo informazioni chiare, semplici e valide, pubblicizzando anche le diverse attività di prevenzione organizzate.

Chi rischia di essere più disinformato?

Sono soprattutto i giovani ad essere vincolati e limitati dalla disinformazione. Purtroppo, la fetta giovanile della società risulta essere quella più negligente e disinformata rispetto alle Infezione Sessualmente Trasmissibili. Tra i giovani è stato inoltre registrato un preoccupante trend negativo circa l’uso del profilattico e spicca anche quanto poco si conosca in merito alle possibilità di prevenzione.

Dove posso fare il test a Bologna?

Nella città di Bologna è possibile sottoporsi al test e allo screening in diverse strutture pubbliche, tutte monitorate e gestite da personale sanitario formato, con diverse modalità d’accesso. Un punto di riferimento rispetto allo screening completo delle IST è il Centro malattie a trasmissione sessuale dell’Ospedale Sant’Orsola, via Massarenti 1. È possibile accedere direttamente agli ambulatori ed effettuare visite ed esami sia del sangue che delle urine.

Possono essere anche richieste delle prime informazioni chiamando il Telefono Verde Aids (800 856080), servizio predisposto dal Servizio Sanitario della Regione Emilia Romagna. Tramite questo sarà possibile parlare con un operatore h24 e prenotare le analisi nei diversi ambulatori e laboratori.

Un altro importante punto di riferimento a Bologna è situato in Via San Carlo 42, dove dal 2015 è la prima postazione in cui è possibile effettuare test rapidi: il BLQ Checkpoint. Attraverso il servizio sarà possibile ottenere un risultato valido e affidabile in venti minuti. All’interno della struttura, l’accoglienza e la consulenza pre e post- test sono coordinate e gestite da volontari formati.

Come ci dobbiamo comportare quando si parla di IST?

Rivolgersi e fare riferimento alle strutture territoriali di controllo e prevenzione potrebbe essere il primo strumento di contrasto verso la confusione e l’irresponsabilità. Spetta a ognuno di noi contribuire, cercando di promuovere e rafforzare una buona cultura di prevenzione, tramutandone la concezione in abitudine e regola, verso un interesse individuale e collettivo.

Come riconoscere le malattie sessualmente trasmissibili?

In relazione ai sintomi più “comuni” come irritazione, dolore, gonfiore, perdite di sangue o cambiamenti e alterazioni delle ghiandole inguinali e nelle secrezioni genitali. Tuttavia, la notevole incidenza di forme di ITS con scarsi sintomi o pressocché inesistenti rende ancora più insidiose queste malattie, ritardandone la diagnosi. Insorgono, infatti, con maggiore incidenza tra i più giovani, nonostante vengano alla luce molti anni più tardi, in un’età compresa tra i 30 e i 35 anni.

Come prevenirle o curarle?

La strategia adottata da parte delle organizzazioni sanitarie si basa soprattutto sulla prevenzione, attraverso la promozione di comportamenti sessuali responsabili, ponendo maggiore attenzione alle pratiche sessuali e favorendo l’uso dei profilattici. L’informazione e lo studio dell’epidemiologia delle ITS risultano strumenti fondamentali al fine di ridurne la diffusione, che ricordiamo essere, allo stato attuale, una delle principali cause di morbilità e mortalità in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

In cosa si differenziano le ITS dall’ HIV?

Quest’ultimo (Human Immuno-deficiency Virus) rappresenta oggi la quarta causa di decessi in tutto il mondo (OMS, 2017); anche l’infezione da HIV è una condizione sottostimata dalla maggior parte della popolazione tanto quanto le altre malattie a trasmissione sessuale. A differenza di altri virus, però, la fase acuta dell’infezione da HIV spesso non è diagnosticata e causa inevitabilmente un avanzamento dello stadio dell’infezione, che diventa sempre cronica.

Qual è il rischio maggiore dell’infezione da HIV?

Il virus causa un deficit immunitario che si aggrava molto rapidamente, distrugge le cellule che regolano la risposta immunitaria e può diventare resistente ai farmaci. Per questo motivo uno degli strumenti più validi ed efficaci al fine di ottenere una diagnosi precoce è lo screening terapeutico: un esame condotto su una fascia più o meno ampia della popolazione, per individuare una malattia o i suoi precursori prima della comparsa dei sintomi e per avviare tempestivamente il trattamento terapeutico. (AIRC, 2018)

In che modo le ITS sono correlate all’HIV?

Le ITS incrementano a loro volta il rischio della trasmissione sessuale di HIV principalmente per la messa in atto di comportamenti sessuali ad alto rischio. Un ulteriore fattore di prevenzione efficace è rappresentato, soprattutto per i più giovani, dall’incremento di una cultura di “buone” pratiche: uno stile di vita legato alla sessualità, sin dalla preadolescenza, sano e attento, che promuova l’utilizzo del preservativo, che ricordiamo essere l’unico strumento effettivamente protettivo, oltre che anticoncezionale, del rapporto sessuale.

Materiale a cura del gruppo di studenti in tirocinio per laurea magistrale “Progettazione e gestione dell’intervento educativo nel disagio sociale”

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