Cannabis light: un dibattito da diverse prospettive

Cannabis light: un dibattito da diverse prospettive

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lunedì, 23 luglio 2018
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Un report descrittivo dell’incontro di lunedì 11 giugno in Area15 dove si è tenuto un confronto sulla cannabis light con i seguenti esperti: Dott. Matteo Mantovani, l’avvocato Elia De Caro e Giuseppe Pipicella che sono rispettivamente il responsabile del laboratorio produzione presso la Farmacia San Carlo di Ferrara, legale del Foro di Bologna con esperienze nel settore, titolare del negozio Foglie d’Erba e consulente coltura cannabis the Weeders. Il confronto è stato moderato dal giornalista Giovanni Stinco – Radio Città del Capo .

Il Dott.Matteo Mantovani si è soffermato principalmente sugli aspetti medico-scientifici e quelli relativi alla cannabis per uso terapeutico che è ben diversa dalla cannabis light al fine di evidenziarne le differenze di produzione e applicazione. Sostiene che in Italia ci sono ancora molti ostacoli da superare per quanto riguarda quella a uso terapeutico. Essa infatti viene consegnata alle farmacie in minima quantità, c’è ancora la percezione  che molte delle richieste in realtà non siano per uso medico, ma per altri scopi. Ai farmacisti e ai medici risulta, al contrario, che c’è una reale necessità del farmaco e la scarsa disponibilità di questo rende complicato il funzionamento delle terapie a causa della mancata continuità del trattamento. Lo Stato ha dato la regolamentazione di base per la prescrizione, ma le regioni possono decidere autonomamente se restringere ulteriormente i limiti di età e patologie. I costi continuano ad essere alti, la produzione che in Italia è affidata allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze non riesce a soddisfare la richiesta, per l’approvigionamento è necessario rivolgersi al mercato internazionale che fornisce cannabis terapeutica come l’Olanda e dal 2018 il Canada con un bando specifico del Ministero della Salute. Rispetto la modalità di assunzione la cannabis terapeutica andrebbe di per sé ingerita tramite resine, oli e pasticche (permettendo un’assimilazione del 100%) o inalata mediante vaporizzatore (80%), mentre se si fuma, oltre a causare problemi ai polmoni per via della combustione, l’assimilazione risulta molto bassa (30%), essendo molte particelle volatili.Il contenuto e le proporzioni di THC e CBD della cannabis terapeutica variano a seconda del farmaco che a sua volta dipende dalla patologia da cui è affetto il paziente. La scarsa conoscenza dei medici a dare informazioni sulla cannabis per uso terapeutico e a prescriverla, porta molti pazienti a fare ricerche in proprio e ad avvicinarsi al mercato nero in quanto privi di una ricetta medica.

In seguito Giuseppe Pipicella e l’avvocato Elia De Caro hanno centrato il dialogo sulla cannabis light e sui possibili risvolti legali. Dal punto di vista legale per quanto riguarda la cannabis light il quantitativo di THC ammesso in Italia è lo 0,2% per i produttori con tolleranza allo 0,6%  (vedi circolare ministeriale) ed è venduta unicamente dai rivenditori autorizzati solo a scopo ornamentale e per la profumazione degli ambienti, ciò deve essere riportato nell’etichetta presente su ogni confezione e non si esplicita nessuna condizione che riconduca a uso umano e ricreativo, si evidenzia come la legislazione vigente non sia altrettanta chiara per chi consuma la cannabis light. Le forza dell’ordine possono decidere di effettuare dei controlli, in quanto a prima vista cannabis e versione light sono simili e odorano allo stesso modo. Se dopo eventuale sequestro e accertamenti in laboratorio risulta che la cannabis ha un contenuto di THC nei limiti non dovrebbe prospettarsi nessuna procedura legale-amministrativo. Sono consigliabili alcune precauzioni, per esempio tenere lo scontrino d’acquisto, la busta nel quale è contenuta non può essere aperta in luoghi che non siano al chiuso e preferibilmente in casa, in caso di controllo delle forze dell’ordine la confezione deve risultare sigillata e non aperta o mancante di parte del prodotto. E’ stato specificato che occorre il rischio che l’utilizzo di cannabis light possa comunque alterare la condizione della persona ed è possibile che venga trovato un quantitativo ridotto di THC nelle urine e nel sangue, ciò può favorire una positività ai test che sono svolti normalmente per controllare l’utilizzo di sostanze illegali per chi conduce mezzi previsti dal codice della strada art.176

Giuseppe Pipicella, rivenditore autorizzato di Foglie d’Erba, ha riportato come siamo nel boom di un fenomeno dove non è ancora chiaro lo sviluppo possibile del mercato e della sua domanda-offerta, quindi sia per chi produce e rivende con la conseguente scelta di mettere in campo determinati investimenti o meno e sia che per i clienti che acquistano (qualità, tipologia, legislazione dedicata per l’utilizzo, etc.). Al momento, come punto di osservazione sul fenomeno, ha riportato come trasversali siano i target di persone che acquistano cannabis light, da giovani a persone più adulte e anziane, con anche ragioni differenti: da chi non consuma più cannabinoidi illegali e vuole provare questa tipologia con bassi effetti, a chi ricerca un possibile benessere per le proprietà dei fito-cannabinoidi compresi, tra cui il cannabidiolo. Quest’ultima situazione s’interseca con quanto riferito dal Dott.Mantovani sulla difficoltà di accedere alle cure con la cannabis terapeutica e il rischio che le persone si creino risposte fai-da-te, accedendo anche alla cannabis light. Rispetto il mercato dei produttori riporta come siano diverse le persone che cercano in questo nuovo mercato uno sbocco non solo occupazionale ma anche di profitto, non tutti sembrano essere preparati e consapevoli che il prodotto commerciale s’interseca con una produzione prettamente agricola con competenze specifiche. Infine, il confronto è stato posto anche sulla mancanza in questo momendo di disciplinari, classici nell’ambito della produzione agricola, che possano certificare la qualità dei prodotti e tutelare, di conseguenza, i consumatori.

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