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Oppio nel mito e nella storia

Oppio nel mito e nella storia

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martedì, 27 febbraio 2018
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L’ oppio è il meconio (succo condensato) ottenuto tramite l’incisione delle capsule immature di Papaver somniferum (papavero da oppio) lasciando essiccare al sole la resina che ne fuoriesce. La sostanza contiene per circa 1/4 alcaloidi (morfina 10-12%, codeina 0,2-0,8%, noscapina 5-6%, tebaina 0,2-0,3%, papaverina 0,1-1%, laudanosina ecc.) e i rimanenti 3/4 sono costituiti da acido meconico, resine, gomme, zuccheri, sostanze pectiche, albuminoidi, acqua e sostanze minerali. L’oppio e i suoi derivati sono dei potenti analgesici dalle proprietà euforizzanti ed anestetizzanti e procurano un senso di rilassamento, distacco dalle proprie emozioni ed indifferenza rispetto a qualsiasi percezione negativa.

MITO
Racconto indiano sull’origine dell’oppio:
“La figlia bambina di Mahato Dewar e di sua moglie Dewarin gridava sempre. La donna non era in grado di fare alcun lavoro a causa della bimba, e suo marito era solito morderla urlando: “Tu non lavori e stai solo seduta tutto il giorno con la tua bimba nel grembo”. Come risultato dei morsi la moglie crebbe sottile come un palo di bambù. Un giorno, dopo che fu morsa, la madre si arrabbiò con la bimba e pensò nella sua mente: “E’ per causa di questa bambina che devo soffrire. Voglio prendere un veleno e ucciderla”. Così la madre si recò nella giungla per trovare qualche foglia velenosa. Per strada incontrò Basuk Nag, il cobra, e gli raccontò la storia. Basuk Nag prese il suo fegato e lo diede a lei dicendole: “Taglia questo in pezzi e mescolali con dell’acqua. Se lo dai alla tua bimba, dormirà tranquillamente”. Quando estrasse il suo fegato, alcune gocce di sangue caddero al suolo e da queste germogliò la pianta dell’oppio. La Dewarin portò il fegato a casa e ne diede un poco alla sua bambina. Da allora la bimba dormì sempre quietamente e la madre fu in grado di lavorare (Elwin, 1940, p. 230).”
Questo racconto nasce da una popolazione dravidica dell’India centrale, i Gond. In questo mito l’origine del papavero da oppio è collegato con il problema delle urla di una bambina, che viene risolto addormentandola attraverso l’uso dell’oppio. In realtà alla bambina viene dato il fegato del cobra, dal cui sangue caduto a terra nasce la pianta del papavero: c’è quindi un accostamento del fegato alla sostanza, ed un’associazione semantica fra oppio e veleno, dato che il cobra è un serpente velenoso.

UN PO’ DI STORIA
Le origini del papavero da oppio sono a tutt’oggi molto dibattute. Esistono numerose teorie sulla sua origine ma le prime tracce del suo utilizzo sono state individuate nel sud della Spagna (5360 a.C) e in Italia centrale (5000 a.C). Indizi indicano che già più di cinquemila anni fa le proprietà dell’oppio erano note nella regione dell’Eufrate. Anche diverse fonti archeologiche affermano che esso fosse utilizzato almeno tremila anni fa a Cipro, inoltre figura negli elenchi delle piante medicinali di altri popoli dell’antichità, tra cui greci, fenici, minoici, egizi, babilonesi.
Il papavero si diffuse molto velocemente attraverso le vie commerciali (verso Nord, in direzione dell’Europa centrale, e poco più tardi verso il Levante mediterraneo), trasformandosi così in un bene prezioso e di conseguenza in un importante oggetto commerciale, arrivando a provocare delle vere e proprie guerre tra Inghilterra e Cina (Guerre dell’oppio: 1839-1842,1856-1860).
Per secoli il papavero da oppio rimase un’erba medica, in cui i principi attivi venivano assunti o tramite un’infusione amara o arrotolandone le foglie. Il suo uso era così generalizzato che veniva somministrato persino ai neonati e a bambini: in Italia del Sud era spesso utilizzato per sedare i piccoli un po’ vivaci o che non dormivano la notte e forse anche per le coliche intestinali.
Nel Settecento e soprattutto nell’Ottocento in Europa e negli Stati Uniti artisti, scrittori e poeti usarono l’oppio per scopi ricreativi. Inoltre essendo meno costoso dell’alcool fu usato dai poveri per procurarsi stati d’ebrezza. Durante quegli anni la sua capacità di creare dipendenza, se fu riconosciuta, raramente creò preoccupazione. Esso fu proibito all’inizio del XX secolo, ma fino ad allora ebbe una forma socialmente accettabile di dipendenza.
Tutt’ora la pianta è coltivata in India, Cina, Giappone, Afghanistan, Macedonia, Bulgaria, Turchia, Iran ed Egitto.

Nel 1803 Fredrich Serturner, farmacista tedesco, isolò per la prima volta la morfina dal lattice del papavero, dando, per l’appunto,  il nome Morfina al nuovo composto. Il nome deriva da Morfeo, dio romano del sonno, in quanto offusca  i sensi cancellando il dolore e inducendo il sonno. Tutt’ora la morfina, e composti affini, sono fra gli anestetici  più potenti. L’eroina fu sintetizzata dalla morfina per la prima volta  nel 1874  dal chimico Alder Wright all’Ospedale Saint Mary di Londra, tuttavia le sue potenzialità curative  furono ignorate.

Nel 1898 Felix Hoffman, chimico tedesco lavoratore alla Bayer, utilizzando lo stesso procedimento adoperato per creare l’aspirina, sintetizzò  nuovamente la  morfina, cercando di creare un analgesico che non inducesse dipendenza come la morfina. Si arrivò a generare un narcotico ancora più potente della morfina, talmente forte da poter essere somministrato in maniera efficace anche a piccole dosi: l’eroina. Inizialmente si pensò che la sostanza non provocasse nausea e costipazione (sintomi che si presentavano invece con l’utilizzo di morfina) , e che non creasse dipendenza. Fu infatti venduta fino al 1910 come sedativo per la tosse e come cura contro sintomi come l’emicrania, l’asma, l’enfisema e la tubercolosi; essa era indicata anche come farmaco adatto per i bambini, per i quali vennero fissati i dosaggi da utilizzare.

All’inizio del novecento, molti medici e farmacisti si accorsero che le numerose vendite di eroina andavano ben oltre le possibili domande di farmaci anti-tosse,  così scoprirono che il farmaco veniva utilizzato come droga. Nel 1911 l’ordine dei farmacisti inglesi dichiarò l’eroina pericolosa, in quanto creava danni all’organismo e induceva dipendenza al pari e di più della morfina. Nel 1924 la sostanza divenne illegale e il suo uso medico fu proibito in tutto il mondo.

Durante la seconda metà degni anni ’70 e la prima metà degli anni ’80 l’eroina iniettata si diffuse molto velocemente andando a provocare molte morti sia nelle città americane che in quelle europee.  A questo proposito possiamo ricordare Christiane F. di “Noi i ragazzi dello zoo di Berlino” e la sua storia autobiografica in cui racconta il suo avvicinamento e la successiva dipendenza dalla sostanza.

In Italia la sostanza comparve sul mercato illegale all’inizio degli anni ‘ 70.

Diverse droghe, tra cui l’eroina, furono utilizzate dai soldati americani che combatterono le guerre del Vietnam tra il 1955 e il 1975. L’utilizzo fu talmente alto che circa il 10-15% dei soldati sviluppò una dipendenza che portò il Presedente Nixon a finanziare la prima grande espansione di programmi per il trattamento delle tossicodipendenze.

IL MERCATO

Diverse sono le strade che percorre l’eroina per arrivare dai paesi produttori alle parti del mondo. Il Messico uno dei più importanti produttori di eroina e marijuana che vengono vendute al  mercato statunitense. Il 90% dell’oppio mondiale viene prodotto dall’Afghanistan. Nel 2017 si è raggiunta una produzione di novemila tonnellate di oppio, di cui la metà è stata trasformata in eroina. Sono tre le vie che le sostanze stupefacenti percorrono per uscire dal Paese . La prima coincide in parte con l’antica Via della Seta e raggiunge il Pakistan. I carichi arrivano fino a Karachi ed è proprio dal porto di questa città che l’eroina viene trasportata in tutto il mondo, mentre una quota rimane in India e in Indonesia. La seconda via usufruisce dei quasi 1000 chilometri di confine con l’Iran. E’ la via più pericolosa e violenta, sono infatti frequenti scontri a fuoco e migliaia di militari e trafficanti sono morti. Nonostante l’impegno della polizia iraniana e la pena di morte, la maggior parte di eroina riesce a raggiungere la Turchia: è da questo Paese che la sostanza comincia la strada per l’ Europa. In Italia l’eroina arriva soprattutto attraverso la via dei Balcani e questo dato viene confermato nel rapporto del  “World Drug Report 2017” in cui si evidenzia che  il 40% di tutti gli oppiacei (eroina e morfina) sequestrati nel mondo viene requisito sulla “rotta balcanica”.

La terza via è nata più recentemente rispetto alle precedenti, e si dirige verso la Russia . Da cui poi viene trasportata nel Nord Europa: secondo l’UNODC il 25% dell’eroina che arriva in Europa percorre questa via

FONTI:

 

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