Architetture dell’azzardo

Architetture dell’azzardo

Like
1200
0
venerdì, 13 maggio 2016
Youngle

architettura-del-gioco-d-azzardoIl 4 maggio 2016 presso la Mediateca CUBO a Bologna, si è tenuta la presentazione del libro “Architetture dell’azzardo” dell’autrice Schull Natasha D., con la partecipazione dei curatori Marco Dotti e Marcello Esposito. Inoltre, ne hanno discusso la psicoterapeuta Claudia Bianchi e Maria Luisa Parmigiani Responsabile Sostenibilità Gruppo Unipol.

Il testo analizza a fondo tutti i fattori che contribuiscono allo sviluppo della dipendenza da gioco d’azzardo, ricostruendo dapprima l’evoluzione della progettazione degli spazi seguendo, poi, la progressiva virtualizzazione del gioco sui dispositivi. Tutti gli elementi che circondano l’esperienza del gioco, dall’atmosfera della sala, ai colori, ai suoni contribuiscono a creare la “zona”: uno spazio in cui il giocatore entra in relazione con la macchina e si isola da tutto il resto.

Come notato da Dotti, la zona diventa il centro della vita psichica e affettiva del giocatore. Si tratta di una vera e propria esperienza di immersione, un labirinto empatico in cui è gradevole perdersi, un flusso riempito dall’intimità che si crea tra il giocatore e la macchina. Da questa zona, dove tempo e spazio si ripetono su se stessi, è difficile uscire in quanto il giocatore perderebbe quella continuità emotiva che lo rassicura.

Il design di tali ambienti da gioco diventa tanto estetico quanto emozionale, un luogo progettato per favorire il benessere di chi gioca; si crea così una correlazione ambientale tra macchina (drug), giocatore (set) e tecnologie (setting) che favorisce lo scorrere di flussi emotivi da cui è difficile uscire.

Tutto ciò ha origine negli anni ’80 dove, a seguito della prima ondata tecnologica e la conseguente nascita del machine gambling, cambia l’idea di gioco d’azzardo storicamente concepita. Non si tratta più di semplici macchine, ma di veri e propri software digitali, con un funzionamento pari a quello degli algoritmi.

Si comincia a poter osservare i giocatori tramite screening sensoriali con un alto valore di mercato: la più grande banca dati circa le vulnerabilità e i punti deboli del giocatore. Le macchine non vengono più progettate per “spolpare subito il pollo”, ma per costruire gradualmente una dipendenza studiata a tavolino.

Anche il corpo stesso del giocatore subisce un lento processo di digitalizzazione che nel flusso si perde; prova ne è l’alta percentuale di giocatori che hanno la necessità di doparsi prima di giocare, annullando qualsiasi necessità fisica, elemento di disturbo per l’intimità uomo-macchina.

<<E’ il flusso dell’esperienza di gioco quello che le persone ricercano. Il denaro è un mezzo per stare seduti più a lungo a giocare, non il fine del gioco. Le persone non vogliono vincere il jackpot e andare via. Le persone vogliono vincere il jackpot e rimanere seduti fino a quando non se lo sono giocato tutto.>> – Natasha Dow Schull “Architetture dell’azzardo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Menu Title